Il Kanda

Il Kanda


Scritto da Staff

Il cuore del movimento sottile

In questi ultimi anni di pratica e insegnamento sono stato sempre piĂą attratto dal ruolo delle energie sottili nel movimento corporeo. Ho approfondito l’argomento studiando il Qi gong e nel Tai chi, due discipline che hanno tanti punti in comune con l’Ashtanga Yoga e che hanno una dinamica del movimento non basata sulla forza muscolare ma su una particolare circolazione energetica.

Grazie a questa esperienza ho capito che normalmente, quando vogliamo muovere una qualsiasi parte del corpo, andiamo a portare la nostra attenzione su di essa e conseguentemente, attraverso il cervello, diamo il comando che ci serve per attivarla. Per muovere un braccio ad esempio, il movimento nasce dalla mano,  per muovere una gamba dal piede ecc. In pratica i nostri movimenti partono dalle zone periferiche verso quelle piĂą interne. Usare il corpo in questo modo però ci impedisce di sfruttare la sua reale fluiditĂ , forza e controllo. In piĂą creeremo tensione che ci impedirĂ  di rilassarci con un conseguente alto dispendio energetico.

Nell’ Ashtanga Yoga ci insegnano ad attivare e controllare Mula e Uddiyana Bandha e questo, anche se non ce ne rendiamo conto, modifica il nostro modo di muoverci. Se usati correttamente essi invertiranno questo meccanismo facendo partire ogni movimento dall’interno verso l’esterno. Quindi per muovere un arto non sarò piĂą costretta ad usare i muscoli ma lo attiverò attraverso una contrazione che ha origine dai Bandha e che si sviluppa in tutte le parti del corpo. Così facendo i muscoli non sono piĂą soggetti a stress perchĂ© vengono “liberati” dal centro della creazione del movimento. Diventeranno semplicemente l’estensione di esso. Questa contrazione che all’inizio sarĂ  fisica attivando i muscoli legati all’uso dei Bandha, in un secondo momento passerĂ  sul piano energetico. E qui entra in gioco il Kanda.

 Il Kanda (nelle arti marziali Dan tian) viene descritto come un bulbo coperto da piĂą membrane situato dodici pollici (o nove a seconda i testi) sopra l’ano, appena sotto l’ombelico da cui hanno origine 72.000 nadi che hanno il compito di portare il prana in tutte le parti del corpo. Non è un caso se il termine sanscrito  “nadi” venga dalla radice nad che significa movimento.

Movimento energetico che corrisponde poi a quello fisico. Quindi come il prana dal Kanda si sposta fino alle estremitĂ  del corpo, così il movimento del corpo dovrĂ  seguire questa corrente. Altrimenti ci troveremo a muoverci “contro corrente” rispetto alla nostra energia. Questo spiega perchĂ© normalmente ci stanchiamo facilmente se ci sottoponiamo a sforzi fisici. PerchĂ© il nostro sforzo muscolare va contro il naturale fluire della nostra energia. Se impariamo invece a lasciarci guidare da essa e a seguirla nel suo percorso ” dall’ interno all’esterno”, lo sforzo sparirĂ .

E come in tutte le fasi del movimento energetico e non, il respiro ha un ruolo fondamentale. Se i bandha sono il nostro tramite per arrivare ed isolare il Kanda, il respiro è il soffio che guida la nostra energia nel suo fluire. Inspirando si porta il prana fino al centro energetico ed espirando si fa scorrere l’energia da quest’ultimo fino alla parte del corpo che si vuole muovere. Quando il prana nel suo percorso di circolazione all’interno del corpo trova un blocco, che si manifesterĂ  sul piano fisico con una rigiditĂ  muscolare o articolare e sul piano energetico con un ristagno di energia, sarĂ  piĂą difficile o addirittura impossibile usare questo tipo di movimento partendo dal Kanda. Infatti in quel punto saremo piĂą rigidi e o addirittura limitati nei movimenti. Ma pian piano che la parte inizierĂ  a sciogliersi permettendo al prana di attraversarla, riportandola in vita dal torpore del blocco, sarĂ  possibile usare questo tipo di movimento “sottile”.

Ovviamente per controllare questo processo ci vuole molto tempo e pazienza ma una volta acquisito cambierĂ  completamente il nostro modo di praticare.

Lo Yoga, soprattutto se fatto per tanti anni, dovrebbe salvaguardare il nostro corpo da sforzi eccessivi che alla lunga consumeranno i nostri muscoli, la nostra energia e di conseguenza la nostra vita.

Non è Yoga una pratica che ci porta a fare le serie avanzate o andare in verticale ogni cinque minuti se poi, quando saremo piĂą in lĂ  con l’etĂ , l’unico frutto che raccoglieremo saranno i dolori dovuti ad un’ incapacitĂ  di ascoltare e rispettate il nostro corpo e di conseguenza il naturale fluire del prana al suo interno.

Ricordare:

Il Kanda attua il suo processo di riaccumulo di Prâna e di rigenerazione in due maniere distinte:

  1. La prima durante la notte, nella fase onirica; in questo particolare momento il corpo, con le sue funzioni, ed il metabolismo sono al livello minimo e quindi la dispersione energetica è molto bassa.
  2. La seconda modalitĂ  è durante le posizioni dello Yoga, e vedremo tra breve come favorire questo processo.