I 5 tibetani

I 5 tibetani


Scritto da Staff

Conoscete i 5 tibetani? Vabbè sono 6 ma il sesto lo reputo avanzato per praticanti yoga di primo pelo e va appreso non da soli.

Gioia e delizia di chi ama avere una morning routine costante e programmata.

Sono 5 esercizi che permettono di muovere tutto il corpo e di allenarsi ad avere una disciplina quotidiana.

Educano il giovane praticante ad una pratica costante.

E’ per questo motivo che spesso preferisco inserirli nelle mia lezione  ed educare l’allievo ad essi. Soprattutto in vista delle vacanze estivo, per far in modo che durante la pausa possano mantenere le articolazioni attive e la concentrazione yoga.

Utile soprattutto per i piĂą pigri, per le persone affette da alcune patologie o per coloro che vogliono riprendere a muoversi dopo un periodo di inattivitĂ 

Personalmente credo che limitare la scienza yoga ai 5 tibetani sarebbe come limitare la cucina italiana solo ad una regione.

Mitizzarli è contraria alla mia forma mentis…( la ricordo: delle umane cose tanto sperimentar quanto basti al conoscer umano con altrui  e personal rispetto?

Coltivarli è in linea con essa perché i 5 tibetani nella storia dello yoga nascono dallo yoga Himalayano che non è proprio indiano…la storia si perde nella leggenda e io mi fermo qui perché oltre non so’.

So’, per esperienza, che tra il non far nulla e praticare i 5 tibetani…praticarli è buona cosa. PerchĂ© il nostro corpo è nato per cacciare, procacciarsi il cibo e muoversi. Confinarlo ad una sedia è un vero peccato.

Un pizzico di storia

Secondo il libro storico dedicato ai 5 tibetani l’autore Peter Kelder racconta di essere venuto a conoscenza dei riti da un colonnello in pensione dell’esercito britannico, il quale avrebbe scoperto un misterioso e remoto monastero nella regione himalayana, i cui monaci erano a conoscenza del segreto della “fonte dell’eterna giovinezza”. Sottolineo una prima caratteristica del libro comune alla tradizione yoga: il passaparola e la catena di trasmissione della pratica.

Quando ho letto il libro la memoria è volata subito al film Orizzonte perduto con il favoloso Thomas Mitchell…

In cosa consistono? Non entrerò nel dettaglio delle posizioni perché sono presenti sul web in video e immagini con varie interpretazioni. In generale vediamo come e cosa fanno le posizioni.

Primo tibetano: la ruota

La prima è una rotazione su se stessi…che ha lo scopo di riscaldare il corpo e lavorare sul suo  equilibrio in  movimento e non in stasi. Allena concentrazione e stabilitĂ . Stimola in sistema simpatico e parasimpatico e il sistema immunitario. Controindicato per le persone cha hanno sindrome di Menier e problemi nella gestione dell’equilibrio fisico…Parkinson stadio medio avanzato, Alzahemer, anziani. INDICATISSIMO  per persone con un sistema immunitario basso o affette da patologie autoimmuni.

Questo esercizio attiva tutti i 7 chakra riarmonizzando le energie vitali.

Secondo tibetano: l’angolo

Lavora su tiroide, vertebre cervicali e sul CORE (organi interni dell’apparato digerente, organi escretori, sessuali e apparato urinario), vertebre lombari e dorsali, parte posteriore delle cosce e caviglie. Tonifica addominali alti e bassi. Nella risalita delle gambe, consiglio di muovere  i piedi  posizione dei piedi da martello in estensione favorendo così la distensione della pianta dei piedi e dei legamenti annessi.

Contrindicato a chi ha problemi con tiroide, Bypasse gastrici o riduzione del tratto digerente.

Stimola e tonifica tiroide, ovaie e organi escretori. Portando le gambe verso la testa il movimento stimola la risalita del sangue favorendo una maggiore irrorazione sanguigna e linfatica nell’area interessata con  relativa ossigenazione degli organi e tessuti presenti. Attiva i primi 5 chakra

Terzo tibetano: mezzo cammello (variante semplice di  ustrasana).

Rivitalizzazione completa della colonna vertebrale in ogni sezione. Stimola ghiandola pineale e timo, tiroide, nasali e paranasali.

Controindicato per persone che hanno problemi di ginocchia. In tal caso suggerisco l’esecuzione da seduti su una panca o sedia senza schienale (a cavalcioni). Eseguito nella posizione originale lavora e tonifica anche glutei e cosce. La controindicazione che vedo in questo esercizio per le persone affette da lesioni alle vertebre ed ernie cervicali è di farlo con enfasi. La posizione va accennata dolcemente ed eseguita lentamente. In tal caso limitare le ripetizioni

Questo esercizio attiva il 3°, 4°, 5° e 6° chakra, allenta le tensioni di schiena e collo e migliora l’efficienza delle vie respiratorie.

Quarto tibetano: il ponte con braccia lungo i fianchi i palmi appoggiate a terra.

Esistono due varianti di questo esercizio nei video. Il primo che vede il corpo salire e scendere in modo dinamico. Il secondo più avanzato dove da ponte si ritorna in un dandasana con i glutei sospesi dal pavimento. In entrambi i casi i polsi sono sollecitati e pertanto vanno riscaldati in precedenza e occorre attenzione. Identico discorso per ginocchia e caviglie. L’unica controindicazione che vedo in questo esercizio è nel numero di ripetizioni e nella velocità di esecuzione.

Questo esercizio attiva il 3°, 4° e 5° chakra, apre la gabbia toracica e migliora la mobilità delle articolazioni di anche e spalle, prevenendo artrosi e osteoporosi.

Quinto tibetano: la montagna

Passaggio da cane a testa in giù a cane a testa in su in modo dinamico. Come nella posizione precedente ciò che costituisce controindicazioni sono: mancanza di riscaldamento polsi, ginocchia e caviglia, numero di ripetizioni e velocità di esecuzione. Eccessiva enfasi nella spinta del collo all’indietro nella risalita al cane a testa in su.

Questo esercizio attiva tutti i chakra, rafforza i muscoli delle braccia, distende la muscolatura posteriore delle gambe e della schiena, attiva pettorali e addominali e tonifica gli organi addominali e intestinali.

Controindicazioni dei tibetani in generale

E’ il praticante che fa lo yoga. Con questa mia frase intendo dire che il carattere e le aspettative di un allievo rendono i 5 tibetani importanti, determinanti o inutili. Vedo sempre tutti puntare alle 21 ripetizioni di ciascun tibetano alimentando un gioco dell’ego che diventa non ascolto del corpo.

Nello yoga il viaggio è la meta, non la posizione o la ripetizione. Rimanere sintonizzati sull’ascolto di se stessi e sul ritmo del proprio respiro rende I 5 tibetani un’esperienza di pratica e un porto sicuro per tutte le persone nuove ed autodidatte che desiderano conoscere questo mondo.

Altro limite? La velocità di esecuzione che spesso diventa delirante. Ciò trasforma i tibetani da esperienza yoga a esperienza ginnica. Queste posizioni tendono molto a stimolare la produzione di adrenalina e noradrenalina, cortisolo e serotonina. Come in ogni cosa della vita, non solo yoga, la virtù è nel mezzo.

Ritornare al punto di prima. Il percorso e non la meta.

Conclusione

Il mio suggerimento è di approcciarsi a  questa pratica ma non limitarsi ad essa. Se siete ad una prima esperienza va benissimo. Non limitatevi all’antipasto ma assaggiate prima tutto il menu e poi scegliete le pietanze a voi care. Ricordatevi che siete voi i protagonisti della vostra pratica yoga (e della vostra vita!) . L’insegnante è solo un tramite tra voi, la conoscenza e l’esperienza soprattutto. L’insegnante è un praticante assiduo che ha deciso di mettere la sua esperienza e conoscenza a servizio dei sui allievi.

Il guru? E? un praticante e devoto assiduo che ha deciso di mettere la sua esperienza, conoscenza, e spiritualità a servizio dell’umanità. Così credo! Non sono definizioni lette in libri. Sono mie opinioni personali. Opinabili e discutibili certamente.