Yoga e dolore fisico
Scritto da Staff
Quando nel nostro corpo si manifesta un dolore, attira la nostra attenzione e spezza in modo brusco la continuità della vita.
Si cerca di analizzare i sintomi (o sintomo) che calamitano la nostra attenzione, interesse ed energia, mettendo in discussione lo scorrere della quotidiana esistenza.
Un sintomo esige osservazione, che lo vogliamo o no. Questa interruzione che sembra venire dall’esterno, lo percepiamo come un disturbo e in genere abbiamo soltanto uno scopo: : la guarigione veloce.
Se il disturbo persiste e richiede tempi di guarigione/ripresa più lunghi ci sentiamo in colpa, inadeguati, vecchi, non più competitivi.
Ma quel sintomo richiede “dedizione ”e riesce a far sì che ci occupiamo di lui e del nostro corpo.
Dal tempo di Ippocrate la medicina ufficiale cerca di convincere l’ammalato che un sintomo è un fatto più o meno casuale, la cui origine è da ricercarsi in una causa. La medicina ufficiale evita con cura di interpretare il sintomo e toglie quindi importanza sia al sintomo stesso che alla malattia. In questo modo però il segnale perde la sua autentica funzione: i sintomi si sono trasformati in segnali insignificanti. [1]
Per capirci meglio usiamo un paragone: un automobile possiede diverse spie che si accendono soltanto quando avviene un guasto o errato funzionamento all’auto. Il sintomo. Se durante un viaggio si accende una di queste spie, il segnale ci sollecita ad interrompere il viaggio. Nonostante il nostro comprensibile malumore sarebbe sciocco prendercela con la spia: in fondo ci informa di un processo che non saremmo stati capaci di individuare tanto presto! Richiama la nostra attenzione su una zona a noi “invisibile” o con cui non siamo connessi.
La spia accesa ci induce quindi a chiamare un meccanico così che, dopo il suo intervento, la spia rimanga spenta e noi possiamo proseguire tranquillamente il nostro viaggio. Se il meccanico si limitasse ad eliminare la lampadina che ha fatto accendere la spia, sarebbe un grosso guaio. La spia in questo caso sarebbe spenta senza risolvere la causa della sua accensione. E’ più ragionevole riparare il guasto che eliminare la spia. Per riparare il guasto occorre analizzare tutto il motore per renderci conto di che cosa non è in ordine. Era questo che la spia accesa voleva indurci a fare.
Il sintomo corrisponde in pieno alla spia della nostra automobile. Qualunque cosa si manifesti nel nostro corpo sotto forma di sintomo, è espressione visibile di un processo invisibile, di qualcosa che non è in ordine (in armonia) e che quindi dobbiamo analizzare. Anche in questo caso sarebbe sciocco prendersela col sintomo e sarebbe addirittura inutile volerlo eliminare, rendendo inutile la sua manifestazione. Il sintomo non deve essere represso, ma ascoltato e valutato a più livelli. Per ottenere questo bisogna però distogliere lo sguardo dal sintomo e concentrare l’attenzione più in profondità.
La cosiddetta medicina ufficiale è incentrata sul sintomo, tratta con molta attenzione ed abilità tecnica organi e parti del corpo, ma non considera la persona ammalata nella sua complessità. Cerca in tutti i modi di impedire la manifestazione dei sintomi, o di spegnerli sul nascere, senza chiedersi cosa ci sia sotto i sintomi e cosa vogliono dirci con il loro manifestarsi. Morte e malattia vengono recluse a mere funzioni in modo da poter continuare a credere nella propria potenza e grandezza.
La medicina non ufficiale, invece, considera la malattia come perdita dell’equilibrio e dell’armonia interiore dell’essere umano che si manifesta nel corpo sotto forma di un sintomo. Il sintomo è quindi la spia di segnali ed informazioni, in quanto interrompe, col suo manifestarsi, il corso normale della nostra vita e ci costringe a dare attenzione al sintomo. Il sintomo segnala che noi abbiamo un disturbo/disagio/disarmonia come uomini, come esseri spirituali e come campi energetici. Una volta che l’uomo ha capito la differenza tra sintomo e malattia cambia di colpo il suo rapporto con essi. Non considera più il sintomo il suo peggior nemico, bensì il suo viatico verso una guarigione più profonda della sua “vita” o anima. Quindi non si pone più lo scopo di distruggerlo ed abbatterlo ad ogni costo, ma un compagno che può aiutarlo a scoprire cosa gli manca ed a superare la malattia vera e propria. Allora il sintomo diventa una specie di insegnante che ci aiuta a preoccuparci della nostra personale evoluzione e presa di coscienza che può mostrare anche molta severità e durezza se trascuriamo una legge fondamentale: la malattia ha il solo fine di creare un nuovo ordine, finalizzato al nostro benessere. Questo ordine non è sempre la guarigione completa. A volte può significare anche imparare a convivere per il resto della vita con mali incurabili e/o degenerativi quali il Parkinson, l’Epilessia, la celiachia, la connetivite indifferenziata e differenziata, il Lupus…
Questo passaggio mentale, importante, trasforma la visone della malattia da croce da sopportare per tutta la vita in opportunità.
Per sviluppare nuove capacità del nostro essere; opportunità per cambiare stile di vita, abitudini, città, paese, realizzare un sogno nel cassetto…
La malattia allora viene accolta ed accettata, spesso dopo un inizio drammatico e difficile. Alcuni se ne fanno una ragione. Altri entrano in terapia oppure intraprendono un percorso spirituale che alla fine li aiuta a maturare il tipo di accoglienza di cui si parlava prima.
E allora avviene una piccola grande magia. Cambia la visione della vita e con essa della malattia. Percepiamo un senso, una nuova spinta a vivere al meglio delle nostre possibilità, senza cedere allo sconforto, alla paura di morire ed alla depressione. Si accende la luce della speranza e iniziamo a vivere una vita fatta di attimi in cui percepiamo la magia di essere vivi in quell’ istante, di esserci e apportare il nostro personale contributo. Non cediamo alla rassegnazione e accendiamo i radar pronti a captare ogni possibilità di guarigione e di sperimentazione. Qualsiasi essa sia.
[1] Thorwald D.e Rüdiger D. “Malattia e Destino” ed- mediterranee, cit. pag. 21