YOGA SUTRA PATANJALI

YOGA SUTRA PATANJALI


Scritto da Staff

Gli Yoga Sutra di Patanjali risalgono probabilmente al 500 a.C. La datazione è comunque incerta e la figura dell’autore è stata mitizzata.

Il testo è anche denominato Yoga Darshana, che generalmente viene tradotto con la filosofia dello yoga. Darshana indica il procedimento di vedere.Dunque yoga darshana significa un procedimento per vedere attraverso lo yoga. Vedere non attraverso gli occhi. Significa vedere qualcosa oltre i sensi e la mente. Indica un mezzo di percezione più elevata per “vedere l’invisibile”, per vedere con l’intuizione spirituale.

Per comprendere il sistema esposto in quest’opera è necessario postulare l’esistenza dell’anima ed in confronto la non importanza del corpo fisico che essa abita. Patanjali sostiene che la Natura esiste solo per l’interesse dell’anima, nell’esistenza della quale è scontato che lo studente creda. Quindi egli non si prende la pena di provare ciò che ai suoi tempi era ammesso da tutti. E siccome egli afferma che il reale sperimentatore e conoscitore è l’anima e non la mente, ne consegue che quest’ultima, definita un “organo interno” o “principio pensante”, benchĂ© piĂą elevata e sottile del corpo, non è altro che uno strumento adoperato dall’anima per acquisire delle esperienze, nella stessa maniera in cui un astronomo adopera il suo telescopio per ottenere delle informazioni sui cieli. Ma la mente è un fattore importantissimo nel conseguimento della concentrazione; questa, d’altra parte, non può essere ottenuta senza la mente, ed osserviamo che perciò nel Libro I Patanjali vi dedica la sua attenzione. Egli dimostra che la mente è, come egli la definisce, “modificata” da tutti gli oggetti o soggetti che le sono presentati o verso i quali è rivolta. Questo può essere ben illustrato dalla citazione di un brano del commentatore: “L’organo interno è paragonato (nel Vedanta Paribbasha) all’acqua, a motivo della sua capacitĂ  di adattarsi alla forma di qualsiasi modello. Come le acque di un serbatoio, defluendo attraverso un’apertura, passano per un canale in bacini e prendono una forma rettangolare o un’altra forma, secondo la geometria del recipiente che le contiene, nello stesso modo l’organo interno, manifestandosi, passa per la vista o per un altro canale, per raggiungere un oggetto – per esempio una brocca – e si modifica secondo la forma della brocca o di un altro oggetto. É questa condizione alterata dell’organo interno – o mente – che è chiamata la sua modificazione”. Mentre l’organo interno si modella in tal modo sull’oggetto, nello stesso tempo riflette tale oggetto e le sue proprietĂ , sull’anima. I canali attraverso i quali la mente è obbligata a passare per giungere ad un oggetto o ad un soggetto, sono i cinque organi di senso ( vista, tatto, del gusto, dell’udito, etc…).  Così, dunque, attraverso l’udito essa assume la forma dell’idea che può essere data con la parola o, attraverso gli occhi, dalla lettura, prende la forma di ciò che è stato letto, ed ancora, le sensazioni quali il caldo e il freddo la modificano direttamente e indirettamente per associazione e ricordo, e ugualmente avviene nel caso di tutti i sensi e di tutte le sensazioni.

Poichè se noi fossimo solo la mente o degli schiavi della mente, non potremmo mai raggiungere la reale conoscenza, perchè l’incessante panorama degli oggetti modifica continuamente quest’organo non controllato dall’anima, impedendogli sempre di raggiungere la vera conoscenza. Ma poichè l’Anima è considerata superiore alla mente, essa ha il potere d’impossessarsene e di tenerla sotto controllo, a condizione però che noi utilizziamo la volontà per aiutarla in questo lavoro. É allora solamente che si realizzano il fine reale ed il vero scopo della mente.

La volontĂ  non è completamente dipendente dalla mente ma che può esserne separata e, inoltre, che la conoscenza esiste come un’astrazione. La volontĂ  e la mente non sono che dei servitori a disposizione dell’Anima. Ma da così lungo tempo siamo dominati dalla vita materiale e non ammettiamo che il reale conoscitore – e il solo sperimentatore – è l’anima, che questi servitori restano gli usurpatori della sovranitĂ  dell’anima. É per questo che nelle antiche opere IndĂą si afferma che “l’Anima è l’amica del sĂ© ma anche la sua nemica” e che l’uomo deve elevare il sĂ© attraverso il SĂ©”.

In altre parole, c’è una lotta costante tra il sé inferiore ed il Sé Superiore. Le illusioni della materia intraprendono di continuo una guerra senza tregua contro l’Anima, tendendo sempre a trascinare verso il basso i principî interiori i quali, essendo situati in posizione mediana tra il superiore e l’inferiore, sono capaci di raggiungere sia la salvezza che la dannazione.

Negli Aforismi non c’é alcuna allusione alla volontà. Essa pare sottintesa, sia come una realtà ben compresa ed ammessa, sia come uno dei poteri dell’anima stessa di cui non si discute. Numerosi antichi Autori Indù ritengono, e noi siamo disposti ad adottare il loro punto di vista, che la Volontà è un potere spirituale, una funzione o un attributo, costantemente presente in ogni parte dell’Universo. É tuttavia un potere incolore al quale non può essere attribuita nessuna qualità di bene o di male, ma che può essere usato in qualsiasi modo scelto dall’uomo.

La volontĂ  non è schiava dell’uomo, ma essendo guidata solo dal desiderio, essa fa dell’uomo uno schiavo dei propri desideri. É da questo fatto che ha avuto origine l’antica massima cabalistica “dietro la VolontĂ  sta il Desiderio”. I desideri, trascinando di continuo l’uomo in ogni direzione, lo inducono a commettere delle azioni e a generare dei pensieri che sono di natura tale da determinare la causa e la forma di numerose incarnazioni, e lo asservono ad un destino contro il quale egli si ribella e che costantemente distrugge e ricrea il suo corpo mortale.

Patanjali postula che Ishwara, lo spirito nell’uomo, non è toccato dalle afflizioni, dalle azioni, dai frutti delle azioni o dai desideri, e che quando un fermo atteggiamento è assunto allo scopo di raggiungere l’unione con lo spirito attraverso la concentrazione, Esso viene in aiuto del sé inferiore e lo eleva gradualmente a dei piani superiori. In questo processo la Volontà acquisisce gradualmente una tendenza sempre più forte ad agire secondo una linea differente da quella tracciata dalla passione o dal desiderio. Così essa si libera dal dominio del desiderio e finisce per assoggettare la mente stessa.

Il testo, composto di 4 sezione è diviso da quasi tutti gli autori commentatori in gruppi di “aforismi, quindi brevi”. Forse proprio perché in principio erano insegnamenti tramandati oralmente che solo in fase successiva (con l’avvento della scrittura e del passaggio dalla tradizione orale a quella scritta) furono raccolti in un testo cartaceo.

Cliccando in alto sotto il titolo dell’articolo, sul logo cartella troverai tutti gli yoga sutra che fono ad oggi ho potuto riportare con relativo commento. Mentre sul mio profilo Instagram https://www.instagram.com/rita_maria_nocerino/ dal mese di ottobre 2020 sto pubblicando un aforsima al giorno in formato immagine. L’opera è ancora lunga. :))